Frasiarzianti’s Blog

Frasi e citazioni per tutti i gusti

Archive for the category “Letteratura russa, 6 libri”

La Guardia bianca – M. Bulgakov

“Grande fu, e terribile, l’anno 1918 dopo la nascita di Cristo, il secondo dall’inizio della rivoluzione. Fu ricco di sole in estate, ricco di neve in inverno, e due stelle stettero particolarmente alte nel cielo: la vespertina Venere, stella dei pastori, e il rosso, fremente Marte.”

“Perchè era stato necessario portare via la madre, proprio ora che si erano ritrovati tutti insieme, ora che era giunto un pò di sollievo?
Volava per il nero cielo screpolato, quel Dio, e risposte non ne dava, e Nikolka ancora non sapeva che tutto avviene così come deve e unicamente per il meglio.”

“Non togliete mai il paralume della lampada! Mai! Il paralume è sacro. Di fronte al pericolo non fuggite mai in veloce corsa da topi verso l’ignoto. Sonnecchiate piuttosto, leggete accanto al vostro paralume, – fuori ululi pure la tempesta! – aspettate che siano loro a venire da voi.”

“Ma lui invece, l’ingegnere, vegliava nel suo studiolo ingombro, inzeppato, imbottito di libri e, quindi, assai confortevole.”

“Li odiavano i bolscevichi. Ma non dell’odio del faccia a faccia, quando chi odia vuole combattere e uccidere, bensì dell’odio vile, serpigno, che si leva dal buio, da dietro l’angolo. Li odiavano di notte, quando si addormentavano in un’indefinita inquietudine; li odiavano di giorno nei ristoranti, quando leggevano i giornali che descrivevano come i bolscevichi sparassero agli ufficiali e ai banchieri alla nuca, e come a Mosca commerciassero i macellai carne di cavallo, appestata di cimurro. Tutti li odiavano: i mercanti, i banchieri, gli industriali, gli avvocati, i proprietari immobiliari, le cocottes, i membri del consiglio di stao, gli ingegneri, i medici e gli scrittori.”

“Oh, soltanto colui che è stato vinto conosce il sapore di questa parola! Essa è simile alla festa in una casa in cui si sia guastata l’illuminazione elettrica. Essa è simile ad una stanza sulla cui tappezzeria strisci una verde muffa, piena di vita malsana. Essa è simile a rachitici demoni fanciulli, al grasso irrancidito, ad una parola oscena pronunciata al buio da voci femminili.
Insomma, essa è simile alla morte.”

“Ogni giorno ha la sua pena”

“Perdona, se ho affermato che Tu non esisti: se Tu non esistessi, io ora sarei un miserabile, schifoso cane senza speranza. Ma sono un uomo, invece, e unicamente sono forte in quanto Tu esisti e in ogni istante posso cercare aiuto in Te con la preghiera.”

“E’ sufficiente inseguire un uomo sparandogli addosso perchè egli si trasformi in un lupo astuto: al posto dell’intelligenza, assai fragile e inutile cosa nei casi realmente difficili, dentro gli si sviluppa l’istinto accorto della fiera.”

“Gli sciancati, gli storpi esponevano le loro piaghe sulle ginocchia livide, scuotevano le teste , come per un tic o una paresi, roteavano spenti occhi biancastri, fingendosi ciechi. Affliggendo l’anima, straziando il cuore col rammentare la miseria, l’inganno, la vanità d’ogni speranza e l’ineluttabile barbarie delle steppe, come ruote cigolavano, gemevano, ululuvano le maledette ghironde nella calca.”

“Grnade fu, e terribile, l’anno 1918 dalla nascita di Cristo, ma ben più terribile fu il 1919.”

“Pagherà mai qualcuno per il sangue versato?
No, nessuno.
Semplicemente la neve si scioglierà, ricrescerà la verde erba ucraina, rivestirà la terra…ricresceranno le biade rigogliose…tremerà l’afa sui campi, e traccia non resterà del sangue versato. Piccolo prezzo ha il sangue sui campi dorati, e nessuno si prenderà la briga di riscattarlo.
Nessuno.”

“Tutto passa. Passano le sofferenze e i dolori, passano il sangue, la fame, la pestilenza. La spada sparirà, le stelle invece resteranno, e ci saranno, le stelle, anche quando dalla terra saranno scomparse le ombre persino dei nostri corpi e delle nostre opere. Non c’è uomo che non lo sappia. Ma perchè allora non vogliamo rivolgere lo sguardo alle stelle? Perchè?

La felicità domestica – Tolstoj

“”In casa era come se si avvertisse ancora la morte; la mestizia e l’orrore della morte stagnavano nell’aria. La camera di mamma era chiusa, ed io provavo spavento, e altempo stesso c’era qualcosa che mi attirava a gettare uno sguardo in quella stanza fredda e vuota, quando le passavo accanto, andando a letto.”

“Non invano egli diceva che nella vita esisteva un’unica indubbia felicità: vivere per gli altri.”

“E avevo voglia di non uscire mai più da quella stanzetta, non volevo che giungesse il mattino,non volevo che se ne volasse via quell’atmosfera d’ anima chemi circondava. Mi sembrava che i miei sogni, i pensieri e le preghiere fossero delle creature vive, che lì nel buio vivessero con me, volassero accanto al mio letto, mi sovrastassero. E ogni pensiero era il pensiero di lui, e ogni sentimento, il sentimento di lui. Io a quel tempo ancora non sapevo cosa fosse l’amore, pensavo che così potesse sempre essere, che così, gratuitamente, questo sentimento potesse sempre elargirsi.”

“…c’era in noi, al contrario, un unico sentimento egoistico di amore dell’uno verso l’altra, il desiderio di essere amati, un’allegria immotivata, costante, e l’oblio di ogni cosa al mondo.”

“La cosa peggiore per me era che sentivo come, di giorno in giorno, le abitudini della vita incatenassero la nostra esistenza in una forma definita, come il nostro sentimento perdesse libertà, e sottostasse allo scorrere regolare, impassibile del tempo. Al mattino eravamo allegri, a pranzo ossequiosi, la sera teneri.”

“E tutto era lo stesso…….ma tutto era cambiato in modo così terribile, impossibile. Era così freddo tutto quello  che avrebbe potuto essere caro e vicino!”

“Restai a lungo seduta in questo modo, rammentando con dolore il passato , quello che non poteva avere ritorno, e fantasticando timidamente di quel che di nuovo doveva ancora venire. Ma era come se ormai, davanti, non ci fosse più nulla, come se non desiderassi nè sperassi alcunché”

“Tu ragionavi, ragionavi molto – dissi – Tu amavi poco”

“Non tenteremo di ripetere la vita  – continuò – non mentiremo a noi stessi”

“Presi in braccio il bambino, coprii le sue gambette rosse tutte nude, lo strinsi a me e, sfiorandolo appena con le labbra, lo baciai. Egli come in sogno agitò la manina con le dita rugose distese, e aprì gli occhietti offuscati, come cercando o rammentando qualcosa; improvvisamente questi occhietti si fermarono su di me, una scintilla di pensiero vi balenò dentro, le labbruzze paffuta, dischiuse, presero a prepararsi e s’aprirono in un sorriso. “Mio, mio, mio!” pensai, stringendomelo al petto con una felice tensione di tutte le membra e trattenendomi a fatica per non fargli male. E mi misi a baciare le sue gambette fredde, il pancino, e le braccia, e la testina appena coperta di capelli. Mio marito mi si avvicinò, io coprii rapidamente il volto del bambino, per poi scoprirlo.”

I cosacchi – Tolstoi

“Essere amato è un’infelicità, una vera infelicità perchè senti che sei colpevole dinon dare e di non poter dare all’altro ciò che egli ti offre.”

“E continuò su questo tono a parlare soltanto di sè, senz’accorgersi che per gli altri quell’argomento non era certo così interessante come per lui. l’uomonon è mai così egoista come nei momenti di esaltazione spirituale: in quei momenti infatti gli sembra che al mondo non ci sia niente di più bello nè di più interessante di lui stesso.”

“Esu questa striscia fertile e ricca di vegetazione viveva ormai da tempo immemorabile una popolazione di sangue russo, bella ricca e pugnace, che professava la fede dei vecchi credenti ed era conosciuta con il nome di cosacchi del Greben…i tratti principali della loro natura sono costituiti dall’amore per la libertà e dall’inclinazione all’ozio, alla rapina e alla guerra…tutti i cosacchi hanno il loro vino, e l’ubriacarsi non è per loro una semplice inclinazione comune a tutti, bensì piuttosto un rito la cui inosservanza verrebbe considerata quasi un’apostasia.”

“Vanjusa considerava Olenin soltanto come un padrone; Olenin, da parte sua, lo considerava soltanto come il suo servo, e certo entrambi si sarebbero  estremamente meravigliati se qualcuno avesse detto loro che in realtà erano amici. Eppure il fatto è che essi erano davvero amici, pur senza saperlo.”

“Per me sono tutti uguali, purchè sappiano bere.”

“Stava già per tornare a casa, ma a un tratto gli venne in mente che c’era gente che sopravviveva anche in quelle condizioni, e così decise di resistere anche lui a quella tortura e si rassegnò a farsi divorare.”

“Comunque bisogna vivere ed essere felici, giacchè è soltanto questo che io desidero: la felicità. Poco importa chi io sia, se un animale come tutti gli altri, sulla cui tomba crescerà soltanto un pò di erba, oppure una cornice in cui s’è inquadrata una parte della universale divinità; l’essenziale è comunque vivere nel modo migliore. ma come dunque bisogna vivere per essere felici, e perchè non ero felice prima?”

“Prese a rivolgere delle preghiere a Dio, ma soltanto una cosa gli faceva paura: l’idea che sarebbe morto senza aver fatto nulla di veramente buono. Sentiva in sè una gran voglia di vivere; vivere per compiere un qualche grande atto di sacrificio di sè.”

“Olenin leggeva ma non capiva neppure una parola di ciò che stava scritto sul libro che si teneva aperto davanti. Continuamente egli staccava gli occhi dalla pagina per seguire i movimenti di quella giovane e vigorosa figura femminile. Sia che lei entrasse nell’umido cono d’ombra mattutina proiettato dalla casa, sia che avanzasse verso il centro del cortile illuminato dai raggi gioiosi del nuovo sole, dove tutta la sua snella figura, vestita di vivaci colori, brillava addirittura alla luce, gettando un’ombra scura sul terreno, sempre Olenin provava lo stesso timore di perdere anche uno solo dei suoi movimenti. Lo riempiva di gioia il vedere con quale eleganza la camicia rosa, che costituiva tutto il suo vestito, le drappeggiava il petto e le gambe snelle; vedere come la sua persona si raddrizzava e il rilievo del suo petto ansimante si disegnava fermo sotto la stoffa libera della camicia; come il piede sottile, calzato da un vecchio stivaletto rosso, calcava il terreno senza mutare la sua forma; come le forti braccia dalle maniche rimboccate brandivano quasi con rabbia la pala, tendendo i muscoli, e come i profondi occhi neri si volgevano di tanto in tanto verso di lui. Sebbene le sopracciglia sottili fossero aggrottate, tuttavia gli occhi della fanciulla esprimevano la gioiosa coscienza della propria bellezza.”

“per un cosacco è una vera vergogna che le sue armi facciano rumore”

“I cecenci sapevano di non avere via di scampo e, per non cedere alla tentazione di scappare, si erano legati l’uno all’altro con delle corregge per le ginocchia, avevano caricato i fucili e intonato il canto dei morituri.”

“Se ti toccherà prender parte a un’incursione o a qualcosa del genere e se si mettono a sparare, tu non cacciarti nel mucchio, dove c’è un sacco di gente. E invece succede proprio che voialtri, quando vi prendete di paura, vi ficcate nella calca pensando che dove si è in molti si sta più allegri. E questo è lo sbaglio più grosso perchè quelli sparano proprio dove c’è più gente.”

Oblomov – Goncarov

“Era un uomo di circa 32 anni, di media statura, di aspetto, piacente, con gli occhi di un grigio scuro, ma sui tratti del suo volto non vi era segno di un’idea ben definita nè di una qualunque forma di concentrazione mentale. Il pensiero gli passava sul volto come un libero uccello dell’aria, svolazzava negli occhi, si posava sulle labbra socchiuse, si nascondeva tra le rughe della fronte, per sparire poi completamente, e allora su quel viso splendeva soltanto la tranquilla luce dell’indolenza. Dal volto, l’indolenza si comunicava all’attaeggiamento di tutta la persona e persino alle pieghe della vestaglia”

“lo stare coricato non era per Ilia Ilic una necessità come per un ammalato o per un uomo che abbia sonno, nè un caso eccezionale come per chi sia stanco e bisognoso di riposo, e neppure un godimento, come per chi sia pigro: era semplicemente il suo stato normale”

“Oh santo Dio, la vita ci raggiunge dovunque”

“Era allora giovane e, se non si può dire che fosse vivace, lo era certamente molto più di adesso: era ancora pieno delle aspirazioni più diverse, sperava sempre in qualcosa, aspettava molto, tanto dalla sorte quanto da se stesso; si preparava a una carriera, a un ruolo da sostenere e, prima di tutto, naturalmente, all’impiego che era stato la ragione della sua venuta a Pietroburgo. Pensava anche a un ruolo da svolgere in società; infine, in una lontana prospettiva, allo sfociare della giovinezza nella maturità, era balenata e aveva sorriso alla sua immaginazione la felicità domestica.
Ma i giorni erano seguiti ai giorni, gli anni agli anni, la peluria del mento si era trasformata in una ispida barba, la luce degli occhi in due punti opachi, i fianchi si erano arrotondati, i capelli avevano cominciato spietatamente a cadere; aveva compiuto i trent’anni e non aveva fatto un solo passo avanti in nessuna direzione e stava ancor sempre al margine della sua arena, allo stesso punto in cui si trovava dieci anni prima.
Si trovava e si preparava sempre a cominciare a vivere , si disegnava di continuo nella mente il quadro della propria vita: tuttavia, a ogni anno che gli passava rapidamente sul capo, doveva cancellare e mutare qualche cosa in quel disegno”

“I giorni sereni non si arrestano, fuggono via, e la vita continua a scorrere e continua a trasformarsi”

“Da quale terrore fu colto quando, all’improvviso, gli sorse nell’anima l’idea nitida e viva del destino e della missione dell’uomo; quando gli balenò il parallelo tra tale missione e la sua vita; quando, nella sua mente, uno dopo l’altro, in disordine, apparvero e, come uccelletti svegliati da un improvviso raggio di sole in una dormiente rovina, si agitarono i diversi problemi del vivere”

“Ma a che serve poi il grandioso e il selvaggio? Il mare, per esempio? Esso suscita soltanto tristezza: a guardarlo, vien voglia di piangere. Il cuore è preso dallo sgomento dinanzi alla sterminata distesa di acque e non c’è dove riposare lo sguardo, affaticato dall’uniformità senza fine.
Il muggiare e rombare infuriato delle onde non molce il nostro debole orecchio: dall’inizio del mondo, esse ripetono senza fine sempre la stessa triste, inesplicabile canzone, e sempre vi si ode lo stesso lamento, gli stessi gemiti, quasi di un mostro condannato al supplizio, e certe voci sinistre e penetranti. Gli uccelli non cinguettano intorno; soltanto i muti gabbiani, come condannati, volano tristemente lungo la riva e volteggiano sull’acqua.
L’urlo della belva è senza forza in paragone a questi lamenti della natura; nulla è anche la voce dell’uomo; l’uomo stesso è così piccolo e fragile, che scompare senza essere notato nei vasti particolari dell’ampio quadro! Per questo, forse, gli pesa tanto guardare il mare!”

“Dopo aver riso il mattino dei suoi terrori, la sera ne impallidisce di nuovo”

“Secondo lei, in tutto il popolo tedesco non c’era mai stato nè ci poteva essere neppure un gentiluomo. Nel carattere dei tedeschi non trovava dolcezza, delicatezza, indulgenza, nulla di tutto ciò che rende la vita così gradevole tra la gente di mondo, per cui è lecito eludere una norma, dimenticare un uso generale, non sottoporsi a un regolamento.
No, quegli zotici insistevano sempre a imporre per forza ciò che avevano in testa, pronti a fracassare un muro con la fronte, pur di agire secondo le regole”

“E’ difficile vivere in modo semplice”

“Tutto questo eterno correre, questo eterno gioco di miserabili passioncelle, specialmente quelle che mirano all’interesse, a sopraffarsi l’un l’altro; le chiacchere, le maldicenze, i dispetti, quel modo di misurarsi da capo a piedi. Ad ascoltare quello che la gente dice, vengono le vertigini, c’è da istupidirsi. A vederli, sembrano tutti intelligenti, persone piene di dignità, e non senti altro che “A quello hanno dato questo, quest’altro ha avuto un appalto”. “Ma per quale ragione, di grazia?” grida un terzo. “Tizio ieri sera si è rovinato al gioco, al club; Sempronio ha guadagnato trecentomila rubli!” Non è che noia, noia e ancora noia!…Dov’è l’uomo, in tutto questo? Dov’è finita la sua dignità? Dove si è nascosto? Come mai si è abbassato a tal punto?….
…E la nostra migliore gioventù che fa? Non dorme, forse, ballando, passeggiando, scorazzando per il viale Nevsky? Il loro è un continuo, vuoto passare di giorni. Ma con quale superbia e con quale indicibile dignità, con che sguardo di riprovazione guardano chi non è vestito come loro, chi non ha i loro nomi e i loro titoli! E s’illudono, quei disgraziati, di stare al di sopra della gran massa. E quando si riuniscono tra di loro, litigano e si ubriacano come selvaggi. E queste sarebbero persone vive, che non dormono? Ma non soltanto i giovani. Guarda gli adulti. Si invitano, si offrono l’un l’altro da mangiare senza cordialità, senza bontà, senza reciproca simpatia! Si riuniscono per un pranco, per una serata, come se andassero all’ufficio, freddamente, senza allegria, per fare sfoggio del proprio cuoco, della propria casa, per ridere poi l’uno dell’altro e farsi lo sgambetto. L’altro giorno, a pranzo, non sapevo dove guardare, avrei voluto nascondermi, mi sarei cacciato sotto la tavola, quando han cominciato a massacrare la reputazione degli assenti: quello era stupido, quell’altro vile, il terzo un ladro, il quarto ridicolo! Non si salvava nessuno. E mentre dicevano queste cose si guardavano con certi occhi, come per dire:”Fa tanto che l’uscio si richiuda alle tue spalle, e ti faremo lo stesso servizio!” Perchè si riuniscono se si giudicano così? Perchè si stringono la mano? Non hanno mai uno scoppio sincero di risa, una simpatia schietta! Cercano di attirare loro chi abbia un grado elevato, un nome sonante: “Ho avuto ospite il tale, sono stato dal talaltro”. Si vantano poi. Ma che vita è questa? Non me ne faccio proprio nulla, la rifiuto. Che ci posso imparare? Cosa ci posso ricavare?…
…Nessuno ha uno sguardo limpido e sereno. Tutti s’infettano l’un l’altro con la loro preoccupazione dolorosa, con la loro pena; tutti cercano sempre morbosamente qualcosa. E magari cercassero la verità, il bene per sè e per gli altri: no, impallidiscono per il successo di un amico. Uno ha una preoccupazione: domani deve recarsi in tribunale, la sua faccenda si trascina ormai da quattro anni, la parte avversa ha la meglio, e quello, per cinque anni, non ha che un pensiero, un desiderio in testa: far lo sgambetto all’altro e costruire l’edificio del proprio benessere sulla sua rovina. Per cinque anni va, siede, sospira nelle anticamere: ecco l’ideale, lo scopo della vita! Un altro ancora si tormenta perchè è condannato ad andare ogni giorno in ufficio e a restarvi fino alle cinque; un terzo sospira profondamente perchè una simile grazia non ha…
…Ecco, per esempio, quel signore giallo con gli occhiali non mi dava pace: voleva sapere se avevo letto il discorso di non so quale deputato, e ha spalancato tanto d’occhi quando gli ho detto che io non leggo giornali. Si è messo a parlare di Luigi Filippo come se parlasse di suo padre. Poi mi si è attaccato di nuovo per sapere la mia opinione sulle ragioni per cui l’ambasciatore francese ha lasciato Roma. Ma com’è possibile condannarsi per tutta la vita ad assimilare le notizie quotidiane che arrivano da tutto il mondo e a gridarle per una settimana fino a perdere il fiato? Oggi Mehmet Alì ha mandato una nave a Costantinopoli, ed eccolo a rompersi la testa: perchè? Domani Don Carlos subisce uno scacco, e per lui è una preoccupazione terribile. Là scavano un canale, qui mandano un distacamento in Oriente, scoppia un attrito: ecco che si altera, corre, grida, come se l’aggredito fosse lui. Ragionano, prevedono, tirano conclusioni a destra e a sinistra, e in fondo, si annoiano, nulla li interessa, al di là delle loro grida è un imperturbabile sonno. Tutte queste faccende, in realtà, restano loro estranee, è come se andassero in giro con in testa il cappello di un altro. Non hanno nulla da fare ed ecco che si slanciano di qua e di là senza una direzione da seguire: sotto tanta universalità si cela il vuoto, una reale mancanza di interessi. Ma scegliersi una modesta via di lavoro e seguirla fino a scavare un solco profondo, questo è noioso e faticoso,; per questo, sapere tutto non giova, non si può buttare polvere negli occhi degli altri!”

“Non eri tu che ti commuovevi fino alle lacrime guardando le riproduzioni delle Madonne di Raffaello, delle notti del Correggio, dell’Apollo del Belvedere? “Dio mio”, dicevi “non mi sarà mai dunque concesso di vedere gli originali, muto di ammirazione per essere in cospetto dei capolavori di Michelangelo, del Tiziano, e per calpestare il suolo di Roma? Dovrò passare la vita conoscendo i mirti e i cipressi solo nelle serre, senza mai vederli crescere nella loro terra? Non respirare l’aria dell’Italia, non inebriarmi del suo cielo?”

“E’ difficile essere intelligente e sincero insieme”

“Il vero amore non può scorrere adagio adagio, tranquillo, come un ruscello, nascondendo nell’erba il suo lieve sussurro”

“Egli non si rendeva mai conto del peso che può avere una parola di bontà, di verità, di purezza, lanciata nel flusso dei discorsi altrui; quale profonda deviazione può provocare in quel flusso; non pensava che, se detta arditamente e a voce alta, senza il rossore din una falsa vergogna, essa non si perde tra le scomposte grida dei satiri mondani, ma cade, come una perla, nel fondo della vita sociale, dove trova sempre una sua conchiglia”

“Già i debiti sno demoni che nulla, fuorchè il danaro, può scacciare”

“Ma in loro non c’era nè sonnolenza, nè pigrizia; passavano i loro giorni senza noia e apatia, non conoscevano parole e sguardi indolenti, le loro conversazioni non avevano mai fine ed erano spesso anche piene di calore”

“La lettura e lo studio sono l’eterno nutrimento del pensier, il fondamento del suo incessante sviluppo!”

“…ma, se avesse cessato di credere in lui, avrebbe anche cessato di amarlo”

I Demoni – Dostoevskij

“Le sue lezioni sugli arabi, invece, egli le sospese, perchè non si sa chi aveva, non si sa come, intercettato una lettera indirizzata a non so chi, con l’esposizione di non so quali circostanze, in seguito alla quale cosa non so chi aveva chiesto a lui non so quali spiegazioni”

“il fondo del cuore di una donna è imperscrutabile anche oggi..”

“Senza fatica non si ottiene mai nulla. Se lavoreremo avremo la nostra opinione. Ma siccome non lavoreremo mai, così anche l’opinione l’avranno per noi quelli che in vece nostra hanno finora lavorato, cioè sempre la stessa Europa, sempre gli stessi tedeschi, nostri maestri bisecolari”

“Quanto al cristianesimo, con tutto il mio sincero rispetto per esse, io non sono un cristiano. Sono piuttosto un antico pagano, come il grande Goethe, o come un antico greco”

“…mettete una qualche infima nullità alla vendita di miseri biglietti ferroviari, ed ecco che questa nullità si sentirà in dovere di guardarvi con un’aria da Giove, quando voi andrete a prendere il biglietto…”

“Non c’è felicità più alta che sacrificar sè stessi”

“Il reciproco isolamento nuoce talvolta straordinariamente alla vera amicizia”

“La donna è capace d’ingannare lo stesso occhio onniveggente. Le bon Dieu, nel creare la donna, certamente sapeva già a che cosa andasse incontro, ma sono convinto ch’ella stessa abbia scompigliato la Sua opera e Lo abbia obbligato a crearla così…con simili attributi…”

“E un dolore vero, indubbio, è capace di rendere talvolta posato e forte, sia pure per poco tempo, anche un uomo fenomenalmente leggero; non solo, ma per un dolore vero, sincero, anche gli imbecilli son diventati qualche volta intelligenti, pure, ben inteso, per qualche tempo; il dolore ha una tale potenza”

“…se voi avete in primo piano la ghigliottina e ne parlate con tanto entusiasmo, è unicamente perchè mozzar le teste è la cosa più facile del mondo, mentre avere un’idea è la più difficile”

“Un vero grande popolo non può mai rassegnarsi a una parte secondaria nell’umanità e nemmeno a una parte principale, ma vuole assolutamente ed esclusivamente la prima”

“non può essere che il falco sia diventato allocco”

“Il nostro destino è tale che non si può proprio fare a meno dell’altrui soccorso”

“in generale, in ogni disgrazia del prossimo c’è sempre qualcosa che rallegra l’occhio dell’estraneo, chiunque egli sia”

“Eppure il piacere dell’elemosina è un piacere altezzoso e immorale, il piacere del ricco che si compiace della propria ricchezza, del potere, e del confronto tra la propria importanza e quella del mendico. L’elemosina deprava sia colui che dà, e sia colui che prende, e per di più non raggiunge lo scopo, perchè non fa che rafforzare la mendicità”

“Secondo il suo sistema ogni membro della società vigila sull’altro ed è tenuto a denunciarlo. Ciascuno appartiene a tutti, e tutti appartengono a ciascuno. Tutti sono schiavi, e nella schiavitù sono eguali. Nei casi estremi, calunnia e omicidio, ma sopra tutto l’eguaglianza. Per prima cosa si abbassa il livello dell’istruzione, delle scienze e degli ingegni. L’altro livello delle scienze e degli ingegni è accessibile solo a chi abbia doti superiori: non occorrono persone con doti superiori! Le persone con doti superiori non possono non esser dispotiche ed hanno sempre corrotto più che non giovato; esse vengono scacciate o soppresse. A Cicerone si taglia la lingua, a Copernico si cavano gli occhi, Shakespeare viene lapidato…”

“Non fatemi obiezioni e non scoraggiatemi, vi prego, perchè quando un uomo è infelice non c’è nulla di più insopportabile per lui che sentirsi dire da cento amici che ha commesso una sciocchezza”

“…certi ebreucci che sorridevano tristemente, ma altezzosamente…”

“Molti della classe media avevano impegnato per quel giorno tutto, anche la biancheria domestica, persino le lenzuola e per poco anche materasse presso gli ebrei che, come a farlo apposta, già da due anni han messo piede nella nostra città in quantità terribile; e quanto più si va avanti, più ne vengono”

“Vivete di più, amico mio. Non vi auguro molta felicità, che vi verrebbe a noia; non vi auguro nemmeno la sventura, ma secondo la filosofia popolare vi ripeto semplicemente: vivete di più e fate in modo d’annoiarvi il meno possibile; questo vano augurio lo aggiungo da parte mia. Bè, addio e addio sul serio”

“I miei desideri hanno troppo poca forza; non possono guidarmi. Su una trave si può attraversare un fiume, ma su un fuscello no”

Le Anime Morte – Gogol

“Il biondo era uno di quegli uomini, nel carattere del quale si nota, a tutta prima, una certa forza di resistenza. Non si è ancora riusciti ad aprir bocca, che già sono pronti a discutere e sembra che non s’accorderebbero mai con quanto è nettamente contrario al loro modo di pensare, che non direbbero mai intelligente una persona stupida e che, in particolare, non consentirebbero mai a fare la volontà altrui; e va sempre a finire, invece, che nel loro carattere si rivela una certa cedevolezza, che consentono a fare proprio quel che si erano rifiutati di compiere, che definiscono intelligenti le cose stupide, e poi si mettono a esaudire così bene la volontà altrui che meglio non si potrebbe; in una parola, cominciano come colpi di cannone e finiscono come flauti”

“Sempre e ovunque nella vita, così fra la dura, ruvida, povera e sudicia gente dei ceti inferiori come fra quella fredda, monotona e noiosamente accurata delle classi elevate, almeno una volta l’uomo incontra sul suo cammino un’apparizione diversa da quanto ha veduto fino allora e che, almeno per una volta, desta in lui un sentimento diverso da quelli che è destinato a sentire per tutta la vita”

“Ogni popolo, poichè reca in sé il segno delle proprie forze, colmo delle facoltà creative del suo proprio spirito e delle proprie splendenti caratteristiche e degli altri doni di Dio, si è a suo modo distinto con una particolare loquela. QUalsiasi concetto esprima, rivela nell’espressione usata un aspetto del carattere nazionale. Perspicacia e saggio intendimento della vita rivela la loquela britannica; con lieve eleganza brilla e si disperde l’effimera parola francese; ingegnosamente escogita la sua, secca ed acuta, non a tutti accessibile, il tedesco; ma non c’è parola che abbia lo slancio ardito, che scaturisca dal fondo del cuore, che ferva e palpiti di vita, quanto una parola russa detta a proposito”

“Ora, invece, mi avvicino indifferente ad ogni villaggio sconosciuto e ne guardo indifferente il comunissimo aspetto: non appare più invitante al mio sguardo, ormai freddo. Non ho più voglia di ridere e quel che avrebbe suscitato, negli anni trascorsi, un vivace moto del mio viso e risate e interminabili discorsi, ora scivola via e le labbra immobili serbano un silenzio indifferente. Oh, mia giovinezza, oh mio passato candore!”

“Tutto può essere vero, tutto può accadere in un uomo. Colui che è ora un giovane ardente si ritrarrebbe inorridito alla vista di se stesso vecchio. Prendete con voi, quando uscite dai teneri anni giovanili e vi incamminate verso la rude maturià che indurisce, prendete con voi tutti i moti gentili dell’animo, non abbandonateli lungo il cammino, non potreste più ritrovarli! Minacciosa, terribile è la vecchiaia che avanza e non restituisce mai nulla. La tomba è più misericordiosa, sulla tomba è scritto “Qui è sepolto un uomo”, mentre nulla si può leggere nei freddi insensibili lineamenti di una disumana vecchiezza”

“Poichè il giudizio dei contemporanei non riconosce come siano egualmente belle le lenti che guardano il sole e quelle che ci mostrano i movimenti degli insetti invisibili”

“A chi può mai importare se se la intendono compare e comare?”

“le donne…sono un argomento, che è semplicemente inutile parlarne! E a provarsi a dire o a rendere tutto ciò che passa sui loro visi, tutti quei riflessi, quei cenni…non si dice e non si rende proprio niente! I loro soli occhi sono già un regno così vasto che, se un uomo ci entra, non lo si ritrova mai più! Non c’è gancio, non c’è mezzo che valga a trarlo fuori!”

“Su quel campo nebuloso, buttato giù alla meglio, si stagliavano chiari e ben definiti doltanto i lineamenti dell’affascinante biondina: il visino ovale e pieno, il vitino sottile sottile, come hanno le collegiali da pochi mesi uscite di collegio, il bianco semplice vestito che, con levità e grazia, segnava in ogni parte le giovani membra ben formate, facendole spiccare in linee purissime. Sembrava che ella somigliasse ad una statuetta, nitidamente scolpita nell’avorio; ella sola biancheggiava e spiccava, limpida e chiara tra la folla torbida e opaca”

“Russia! Russia! Ti vedo, da questa mia stupenda, meravigliosa lontananza, io ti vedo: sei povera, sterminata, inospite; tu non rallegri lo sguardo né incuti rispetto con le ardite meraviglie dell’arte: tu non hai città fatte di alti palazzi, ricchi di finestre, piantati nella roccia, non hai alberi e tralci d’edera pittoreschi, radicati nelle case, fra lo scroscio e l’eterno pulviscolo delle cascate: il capo non si volge indietro a guardare i massi di pietra accumulati senza fine ad altezze vertiginose sopra di noi; non brillano attraverso le file scure degli archi sovrapposti, coperti di vite, d’edera e d’innumerevoli rose selvatiche, non brillano in lontananza gli immutabili profili dei monti che si levano scintillanti nel limpido cielo d’argento. Tu, mia Russia, sei tutta aperta, desolata, uniforme pianura. Come grumi di punti scuri, come impercettibili segni, stanno, fra le pianure, le tue basse città: nulla che seduca, che incanti lo sguardo. Ma quale misteriosa incomprensibile forza attrae l’animo a te? Perchè sento senza tregua risuonare negli orecchi la tua malinconica canzone che echeggia, da un mare all’altro, attraverso la tua immensità? Cosa dice la tua canzone? Che cosa, nella sua voce, chiama, singhiozza e stringe il cuore? Quali suoni mi baciano l’anima e vi penetrano dolorosamente, volgendosi attorno al mio cuore? Russia, cosa mi chiedi? Qual è il segreto inafferrabile vincolo che ci lega? Perchè mi guardi così e perchè tutto in te mi rivolge occhi colmi d’attesa?… Ancora pieno di stupore, resto immobile, ma già sopra il mio capo pende una nube minacciosa, gravida di future tempeste, e il pensiero tace dinnanzi alla tua immensità. Cosa mai va profetizzando questa tua distesa sconfinata? Forse qui, in te, nasceranno pensieri infiniti, perchè tu stessa sei infinita; forse qui sorgeranno epici eroi, perchè in te troveranno spazio per muoversi e agire… Minacciosa, la tua possente vastità mi conquista, si ripercuote nel più profondo del mio cuore con una forza terribile; di un potere sovrannaturale sono stati illuminati i miei occhi… Oh quale splendente, meravigliosa distesa ignota al mondo sei tu, mia Russia!”

“Quanto di strano, di attraente, di travolgente e di meraviglioso è nella parola viaggio! E come è bello, esso stesso, il viaggio!”

“Saggio è colui che non abborre da nessun carattere ma, penetrando in esso con lo sguardo fatto acuto dall’esperienza, lo studia fin nelle cause prime: tutto nell’uomo muta rapidamente; in meno di un volger d’occhi, gli è cresciuto nell’intimo un verme temibile, che ne sugge con assoluto potere i succhi vitali”

“Innumerevoli come le sabbie del mare sono le passioni umane. Tutte dissimili, le basse come le nobilissime, sono all’inizio soggette all’uomo, per diventarne soltanto di poi le inesorabili dominatrici”

“…quello spirito superiore, che sa non ridere, ma sopportare ogni beffa, cedere allo sciocco senza irritarsi, non andare fuori di sé mai e mantenere una calma orgogliosa nell’animo imperturbabile”

“Ma la gioventù è già felice perchè ha dinanzi a sè l’avvenire”

“…viaggio anche per me stesso: poichè conoscere il mondo, le vicende turbinose della gente, qualunque cosa se ne possa dire, è come un libro vivente, una seconda scienza”

“prendi tu stesso in mano la vanga, fa lavorare tua moglie, i figli, la servitù di casa; muori…ma sul lavoro! Almeno morirai facendo il tuo dovere e non a tavola, ingozzandoti come un maiale”

“L’esempio è più forte delle buone regole”

“Tutto l’essere suo era sconvolto e intenerito. Si fonde anche il platino, il più duro dei metalli, quello che più di ogni altro resiste al fuoco; quando la fiamma si ravviva sotto il crogiolo, soffiano i mantici e il fuoco sviluppa un insopportabile calore, il metallo ostinato imbianca e si fa liquido; così anche l’uomo più fermo cede, nel crogiolo delle sventure, quando queste, vieppiù crescendo, nebruciano, col loro fuoco irresistibile, l’indole indurita…”

“Eccellenza, chiunque sia l’uomo che voi chiamate un furfante è pur sempre un uomo. Come si fa a non difendere un uomo, quando si sa bene che la metà delle sue colpe sono da imputarsi alla sua ignoranza, alla sua rozzezza? Noi commettiamo delle ingiustizie ad ogni piè sospinto e ad ogni minuto siamo causa delle sciagure altrui, pur senza avere cattive intenzioni.”

“Bisognerebbe sempre prendere in considerazione gli antefatti della vita di un uomo, perchè, se non si esamina ogni cosa a sangue freddo, e fin dall’inizio ci si mette a gridare, non si fa altro che spaventare il colpevole, senza ottenerne una piena confessione; ma, quando lo si interroga con simpatia, da fratello a fratello, egli stesso rivela tutto, non chiede neppure che gli venga mitigata la pena, né si inasprisce contro alcuno, perchè vede chiaramente che non sono io, uomo, a punirlo, ma la legge”

“Anche l’uomo peggiore, il più indegno ha vivo il senso della giustizia; forse potrà non averlo un ebreo, ma un russo mai…”

“So che con nessun mezzo, nessuna minaccia, nessun castigo si può sradicare il male: esso ha ormai messo troppe profonde radici. La disonestà di accettare la bustarella è divenuta una necessità, anche per gente non nata per essere corrotta”

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