Frasiarzianti’s Blog

Frasi e citazioni per tutti i gusti

Archive for the category “Letteratura italiana, 12 libri”

Il nome della rosa – U. Eco

“In omnibus requiem quaesivi, et nusquam inveni nisi in angulo cum libro”

“E’ tutto il viaggio che ti insegno a riconoscere le tracce con cui il mondo ci parla come un grande libro.”

“Perchè l’architettura è tra tutte le arti quella che più arditamente cerca di riprodurre nel suo ritmo l’ordine dell’universo, che gli antichi chiamavano kosmos, e cioè ornato, in quanto ècome un grande animale su cui rifulge la perfezione e la proporzione di tutte le sue membra. E sia lodato il Creatore Nostro che, come dice Agostino, ha stabilito tutte le cose in numero, peso e misura.”

“E’ accaduto in questa abbazia qualcosa, che richiede l’attenzione e il consiglio di un uomo acuto e prudente come voi siete. Acuto per scoprire e prudente per coprire. Spesso infatti è indispensabile provare la colpa di uomini che dovrebbero eccellere per la loro santità, ma in modo da poter eliminare la causa del male senza che il colpevole venga additato al pubblico disprezzo. Se un pastore falla deve essere isolato dagli altri pastori, ma guai se le pecore cominciassero a diffidare dei pastori.”

“Noi viviamo per i libri. Dolce missione in questo mondo dominato dal disordine e dalla decadenza.”

“tre dita tengono la penna, ma il corpo intero lavora. E dolora.”

“Omne animal triste post coitum”

“Invano. Io pensavo alla fanciulla. La mia carne aveva dimenticato il piacere, intenso, peccaminoso e passeggeto (cosa vile) che mi aveva dato il congiungermi con lei; ma la mia anima non aveva dimenticato il suo volto, e non riusciva a sentire perverso questo ricordo, anzi palpitava come se in quel volto risplendessero tutte le dolcezze del creato.”

“Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.”

Una notte bizzarra – A.G.Barrili

“Trentaquattro anni son forse troppi; la laurea in legge non è nulla; ma l’essere scapolo, non brutto nè antipatico, e l’avere ventimila lire d’entrata , è già molto per essere felici, quando si abbiano desiderii modesti.”

“La scienza non conosce il mio male, non lo ha classificato ancora nè suoi libri; ma esso esiste, esso è là dentro.
-dove?
In quell’orologio a pendolo. Esso ne è il simbolo parlante, esso il complice infame. Non odi? tran…tran…tran…Maledetto! E’ lui che ci misura la vita e ce la fa mandar giù in ventiquattro pillole al giorno; è lui l’omeopatico che ci tiene a bada con sessantesimi d’ora, con sessantesimi di minuto, e ci fa morire con dosi infinitesime; è lui…
Insomma che ti dirò? Io odio gli orologi. Giovinetto ancora, io già presentivo la guerra che m’avrebbero mossa questi nemici dell’umanità, e mi vendicavo, anticipatamente, mandandoli, l’un dopo l’altro, al Monte di Pietà. Adesso, si è uomini sodi, padroni di sè e delle sue ventimila lire d’entrata, e queste vendette bisogna lasciarle in disparte. ma io troverò pure uno spediente; metterò, non foss’altro, un premio di mille lire per colui che scriverà un libro contro gli orologi, da camera e da tasca, pendoli, cronometri, ripetizioni, cilindri, saponette, ancore, castelli, ecc, ecc, e proverà che illoro inventore è stato un cattivo arnese…un briccone.”

“…l’avvocato Fenoglio, oltre all’avere un gentile aspetto, era innamorato cotto; e l’amore, come tutti sanno (e se qualcheduno  nol sapesse, glielo dico io), abbelisce la gente, sia che conferisca più vivacità allo sguardo, sia che impallidisca le guancie, secondo che è lieto, o sfortunato per coloro che l’hanno nel cuore.”

“Gli sposi, appena ebbero detto il dolcissimo si, partirono alla volta della campagna. Non talentava loro di andare a Parigi, nè a londra, nè cullare i primi giorni di amore tra la polvere delle strade maestre, l’ingombro delle valigie e la inevitabile filatessa prosaica delle mille necessità di viaggio, nè far confidente di sussurrati discorsi leggiardi il cortinaggio ristucco di un letto di locanda”

Il ritratto del diavolo – A.G.Barrili

“…da molti anni il degno artefice aveva messo su famiglia, e viveva felice, come può esserlo un uomo in questa valle di lagrime, che non è tutta una Val di Chiana, purtroppo.”

“E’ facile che si nasconda un grand’uomo, in mezzo alla moltitudine, e che rimanga ignoto, in una città nuova per lui, ma non c’è caso che si nasconda egualmente una bella ragazza. il primo che l’ha vista, poniamo anche di sbieco, ne passa parola ad un altro, e questi ad un terzo, anche prima di averla intravveduta lui: donde avviene che fin dal primo giorno che è stata annunziata la selvaggina, un centinaio di bracchi da punta sieno sguinzagliati alla macchia.”

“Si fa così bene quel che si fa, quando si pensa a una bella donna! Sopra tutto, poi, quando si capisce che è l’unica via per giungere a lei.”

“Certe acque non appaiono pulite se non quando e fino a tanto son chete. Provatevi a rimestarle.”

“Voi lo sapete lettori, perchè di lì ci sarete passati un giorno anche voi; l’amore e la tosse si nascondono male.”

“E’ dei maestri il rispondere, non già il sapere da bel principio quel che si debba insegnare ai giovani.”

“Godete gli applausi; essi vi aiuteranno a sopportare le fischiate. perchè, badate, la vita è tutta così; oggi in alto, sul candeliere, domani giù, e costretti a correre come cani bastonati.”

“Tralascio molti altri particolari e vi dico alla svelta che madonna Fiordalisa era una piccola perfezione. Un non so che di virgineo, d’infantile, di fresco, traluceva, traspariva da quei soavissimi contorni. Si pensava, vedendo lei, ad Eva appena nata, a venere uscente dalle spume del mare, e insieme a quei frutti saporiti, giunti a maturità sul ramo natio, sui quali ama fermarsi la rugiada in impercettibili gocce, e che (Dio mi perdoni, se ardisco dir tutto) invitano il riguardante ai morsi, mentre gli fanno correre l’acquolina in bocca.”

“Il vin toscano, specie quello di Val di Chiana, è genersono, non traditore; vi dà una dolce allegria, senza turbar la ragione.”

“Nel pistoiese le donne del popolo sono tutte spose, o sposine, per l’uomo che le combina in istrada. Il nome di sposina è un augurio gentile per le giovani; il nome di sposa è una continuazione di giovinezza, cortesemente accordata alle vecchie.”

“Chi muore giace, e chi vive si da pace.”

“Ah non era così l’amore che ella aveva sognato. L’amore è l’abbandono consapevole e volenteroso del nostro essere<, l’amore è una profonda allegrezza, anche in mezzo ai tormenti; l’amore è una superba rinunzia di sè ad una creatura che si crede superiore  a tutte le altre, os olamente uguale a noi medesimi.”

“Vivi, le l’ho detto; vivi triste, ma vivi. Col desiderio di me! Sentirei freddo nella tomba, se il tuo amore non venisse a ricingere le mie povere ossa, là dentro. Ahi triste cosa, morire! Non voglio morire! Di grazia, ancora un giorno! Un’ora, almeno un’ora di vita! Spinello, mio fidanzato, amor mio, dove sei? Non mi lasciare! Prega il Signore per me…per l’anima della tua Fiordalisa.”

Dialogo dei massimi sistemi – Galileo

“Chi mira più alto, si differenzia più altamente; e’l volgersi al gran libro della natura, che è’l proprio oggetto della filosofia, è il modo per alzar gli occhi”

“E la natura, come ben dice Aristotile medesmo, non intraprende a fare quello che non può essere fatto, nè intraprende a muovere dove è impossibile a pervenire”

“ogni corpo costituito per qualsivoglia causa in istato di quiete, ma che per sua natura sia mobile, posto in libertà si moverà, tutta volta però ch’egli abbia da natura inclinazione a qualche luogo particolare; chè quando è fusse indifferente a tutti, resterebbe nella sua quiete, non avendo maggior ragione di muoversi a questo che a quello”

“Di qui mi par che assai ragionevolmente si possa concludere, che per mantenimento dell’ordine perfetto tra le parti del mondo bisogni dire che le mobili sieno mobili solo circolarmente, e se alcune ve ne sono che corcolarmente non si muovano, queste di necessità sieno immobili, non essendo altro, salvo che la quiete e ‘l moto circolare, atto alla conservazione dell’ordine.”

“che quanto alla scienza stessa, ella non può se non avanzarsi”

“Questo è un di quelli argomenti cornuti, che si chiamano soriti: come quelli del Candiotto, che diceva che tutti i Candiotti erano bugiardi, però, essendo egli Candiotto, veniva a dire la bugia, mentre diceva che Candiotti erano bugiardi; bisogna adunque che i Candiotti fussero veridici, ed in conseguenza esso, come Candiotto, veniva ad esser veridico, e però nel dir che i Candiotti erano bugiardi, diceva il vero, e comprendendo sè, come Candiotto, bisognava che è fusse bugiardo. E così in questa sorte di sofismo si durerebbe in eterno a rigirarsi, senza concludere mai niente.”

“perchè io tengo per fermo ch’è proccurasse prima, per via dè sensi, dell’esperienze e delle osservazioni, di assicurarsi quanto fusse possibile della conclusione, e che doppo andasse ricercando i mezi da poterla dimostrare, perchè così si fa per lo più nelle scienze dimostrative”

“ed in faccia dell’istesso Sole si veggono, mercè del telescopio, produrre e dissolvere materie dense e oscure, in sembianza molto simili alle nugole intorno alla Terra”

“Se questo di che si disputa fusse qualche punto di legge o di altri studi umani, ne i quali non è nè verità nè falsità, si potrebbe confidare assai nella sottigliezza dell’ingegno e nella prontezza  del dire e nella maggior pratica ne gli scrittori, e sperare che quello che eccedesse in queste cose, fusse per far apparire e giudicar la ragion sua superiore; ma nelle scienze naturali, le conclusioni delle quali son vere e necessarie nè vi ha che far nulla l’arbitrio umano, bisogna guardarsi di non si porre alla difesa del falso, perchè mille Demosteni e mille Aristoteli resterebbero a piede contro ad ogni mediocre ingegno che abbia avuto ventura di apprendersi al vero”

“adunque del cielo e del sole più sicuramente possiamo noi trattare che Aristotile”

“Ma quanto più m’interno in considerar la vanità de i discorsi popolari, tanto più gli trovo leggieri e stolti”

“chè meglio credo io che sia il non discorrere, che discorrere a rovescio”

“e l’odio che aviamo con la morte ci fa odiare la nostra fragilità”

“che bene è più sciocco quello che interroga scioccamente, che quello a chi si fa interrogazione”

“Vedete signor Simplicio, quanto può un inveterato affetto ed una radicata opinione; poichè è tanto gagliarda, che vi fa parer favorevoli quelle cose medesime che voi stesso producete contro di voi”

“Estrema temerità mi è parsa sempre quella di coloro che voglion far la capacità umana misura di quanto possa e sappia operar la natura”

“é perchè è più facile il coprirsi sotto lo scudo d’un altro che ‘l comparire a faccia aperta”

“Ci è bisogno di scorta ne i paesi incogniti e selvaggi, ma ne i luoghi aperti e piani i ciechi solamente hanno bisogno di guida; e chi è tale, è ben che si resti in casa, ma chi ha gli occhi nella fronte e nella mente, di quelli si ha da servire per iscorta”

“Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora”

“cominciai a credere che uno che lascia un’opinione imbevuta col latte e seguita da infiniti, per venire in un’altra da pochissimi seguita, e negata da tutte le scuole e che veramente sembra un paradosso grandissimo, bisognasse per necessità che fusse mosso, per non dir forzato, da ragioni più efficaci”

“i leoni poco si muovono per l’importuno abbaiar dei piccioli cani”

“nostrum scire sit quoddam reminisci”

“ad destruendum sufficit unum”

Il pendolo di Focault – Umberto Eco

“Se c’è uno specchio, è stadio umano, vuoi vederti”

“Il Demiurgo, l’odioso prodotto della Sophia, il primo arconte, Ildabaoth, il responsabile del mondo e del suo radicale difetto, aveva la forma di un serpente e di un leone, e i suoi occhi gettavano una luce di fuoco. Forse l’intero Conservatorie era un’immagine del processo infame per cui, dalla pienezza del primo principio, il pendolo, e dal fulgore del Pleroma, di eone in eone, l’Ogoade si sfalda e si perviene al regno cosmico, dove regna il Male.”

“…che dal momento che aveva scoperto di non poter essere un protagonista aveva deciso di essere uno spettatore intelligente.”

“La tragedia del suicida è che, appena fatto il salto dalla finestra, tra il settimo e il sesto piano ci ripensa:< oh se potessi tornare indietro!> Niente. Mai successo. Splash”

“Solo a sapere che, volendo, potrei ricordare, dimentico subito.”

“Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza.”

“Non è che l’incredulo non debba credere a nulla. Non crede a tutto.”

“…mentre già i primi camion partivano per distribuire nelle edicole le menzogne del sistema”

“Interveniva sovente nelle conversazioni, al banco o a un tavolino, ma quasi sempre per lanciare una battuta che raggelava gli entusiasmi, di qualsiasi cosa si discorresse.”

“Dava del tu per mostrare che rispondeva alla volgarità con la volgarità, ma che esisteva un abisso tra prendersi confidenza e essere in confidenza.”

“Appartengo ad una generazione perduta e mi ritrovo soltanto quando assisto in compagnia alla solitudine dei miei simili.”

“…cercando di non farsi vedere passa denaro del tempio al solito usuraio ebreo che attende come un avvoltoio sul trespolo…”

“Non si scappa mai in linea retta. Sull’esempio ei Savoia a Torino, Napoleone III ha fatto sventrare Parigi trasformandola in una rete di boulevard, che tutti ammiriamo come capolavoro di sapienza urbanistica. ma le strade ritte servono a controllare meglio le folle in rivolta. Quando si può, vedi i Champs Elysèes, anche le vie laterali debbono essere larghe e dritte. Quando non si è potuto, come nelle stradette del Quartiere Latino, allora è lì che il maggio 68 ha dato il meglio di sè. Quando si scappa si entra nelle viuzze. nessuna forza pubblica può controllarle tutte, e anche i poliziotti hanno paura di penetrarvi in gruppi isolati.”

“Sa che si può essere ossessionati dal rimorso per tutta la vita, non per aver scelto l’errore, di cui almento ci si può pentire, ma per essersi trovati nell’impossibilità di provare a se stessi che non si sarebbe scelto l’errore…”

“Ha senso scegliere l’occasione sbagliata per convincersi che si sarebbe scelta l’occasione giusta?”

“I condizionali controfattuali sono sempre veri perchè la premessa è falsa”

“Il Martini è essenziale. non il whisky, il martini. il liquido è bianco, alzi il bicchiere e la vedi dietro all’oliva. Differenza tra guardare l’amata attraverso il Martini cocktail dove il calice triangolare è troppo piccolo e guardarla attraverso il gin martini on the rocks, bicchiere largo, il suo volto si scompone nel cubismo trasparente del ghiaccio, l’effetto si duplica se avvicinate i due bicchieri ciascuno con la fronte contro il freddo dei bicchieri e ltra fronte e fronte i due bicchieri – col calice non puoi.”

“…l’idea che tutto scorra e solo là in alto esista l’unico punto fermo dell’universo.”

“Gesù è la metafora del re del mondo, del fondatore reale dei Rosa-Croce. E con chi sbarca Gesù? Con sua moglie. Perchè nei Vangeli non si dice chi si è sposato a Cana? Ma perchè erano le nozze di Gesù, nozze di cui non si poteva parlare perchè erano con una peccatrice pubblica, maria maddalena. ecco perchè da allora tutti gli illuminati, da Simon mago a Postel, vanno a cercare il principio dell’eterno femminino in un bordello. pertanto gesù è il fondatode della stirpe reale di francia.”

“Partecipi prima e dopo. Dopo, se è maschio, lo plasmerai, gli creerai il suo bell’edipo come si conviene, ti presterai sorridente al parricidio rituale quando sarà giunto il momento, e senza fare storie, e poi un giorno gli mostrerai il tuo miserabile ufficio, le schede, le bozze della meravigliosa storia dei metalli e gli dirai figlio mio tutto questo un giorno sarà tuo.
E se è femmina?
Le dirai, figlia mia tutto questo un giorno sarà di quel fannullone di tuo marito.”

“Ma tra il sapere e il saper fare ce ne corre”

“Il vantaggio delle grandi città, ti sposti di pochi metri e ritrovi la solitudine”

“L’unico modo di mettere in imbarazzo il diavolo è fargli credere che non ci credi.”

“il vero iniziato è colui che sa che il più potente dei segreti è un segreto senza contenuto, perchè nessun nemico riuscirà a farglielo confessare, nessun fedele riuscirà a sottrarglielo.”

“Come si può passare una vita cercando l’Occasione, senza accorgersi che il momento decisivo, quello che giustifica la nascita e la morte, è già passato? non ritorna, ma è stato, irreversibilmente, pieno, sfolgorante, generoso come ogni rivelazione.”

L’avventura di un povero cristiano – Silone

“In provincia i segreti hanno vita breve”

“La Maiella è il Libano di noi abbruzzesi”

“Non sono molti quelli che, in tempo di pace, ricordano i propositi del tempo di guerra”

“A mio parere le ideologie non meritano che raramente l’importanza che a esse si attribuisce”

“Infatti la sola parola politica muove la maggior parte dei contadini poveri a disgusto. Più che altrove, per tradizione atavica, essi sono refrattari e diffidenti a concepire la vita pubblica altro che come inganno, ruberia e camorra, indipendentemente da chi sia al potere, e pertanto intimamente increduli sulla possibilità di un’effettiva democrazia e di una legge eguale per tutti. L’unico vantaggio di una democrazia basata sul voto individuale è che questo, coscientemente usato, può consentire anche ai più poveri l’accesso a una camorra. Da quel momento la lettera di raccomandazione – l’atto sacramentale che consente al povero di entrare in contatto con la burocrazia – costa di meno e diventa più efficace. Questi pregiudizi non sono certamente favorevoli allo sviluppo di liberi ordinamenti democratici; ma sarebbe falso non ricercarne l’origine storica e ritenrli il prodotto di animi meschini.”

“Mi riferisco in modo particolare a quelli che, dopo aver ricevuto la consueta educazione religiosa in quache istituto o collegio di preti, si siano in gioventù allontonati dalla Chiesa, non per la naturale indifferenza che sopravviene nella maggioranza dei maschi appena escono di pubertà, nè per dubbi o dissensi iintellettuali sulla sostanza della fede (questi sono casi rari), ma spinti da insofferenza contro l’arretratezza, la passività, o il conformismo dell’apparato clericale di fronte alle scelte serie imposte dall’epoca”

“Fortunatamente Cristo è più grande della Chiesa”

“Per condannare degli innocenti, quelli che hanno il potere trovano sempre qualche legge. Sono essi che le fanno, le leggi”

“Se Cristo avesse paura dei sorci, non starebbe in chiesa”

“…sopraggiunge dalla destra un gendarme con una lunga sciabola e il portamento borioso proprio delle autorità inferiori nelle province meridionali”

“L’ospitalità è un’opera di misericordia”

“Il dovere di disubbidire ai superiori che tradiscono è sacrosanto, è il più cristiano dei doveri. la coscienza è al di sopra dell’ubbidienza”

“I fondatori sono di solito delle aquile, i seguaci generalmente delle galline”

“Nessun buon cristiano è mai del tutto solo. Quando prega, non dice: Padre mio, ma Padre nostro”

“I Santi, ragazzi miei, stanno bene sugli altari, dopo la morte; ma finchè vivono, sono sempre guai”

“D’altra parte, nessuno Stato sarebbe in grado di mantenere l’ordine pubblico se i sudditi cessassero di nutrire un sacro terrore dell’inferno, e questa funzione spetta ovviamente alla Chiesa. Il trono e l’altare dunque…”

“Per la salvezza dell’anima la povertà è una fortuna”

“No, non è vero che la voce del popolo sia sempre la voce di Dio. Non dimenticate che fu il popolo a chiedere la liberazione di Barabba e la crocifissione di Cristo…Bisogna amare il popolo, ma nessuno schiamazzo di folla deve mai prevalere sulla voce della coscienza”

“Non c’è nulla di più ridicolo di un sempliciotto che crede di poter fare il furbo”

“L’aspirazione a comandare, l’ossessione del potere è, a tutti i livelli, una forma di pazzia. Mangia l’anima, la stravolge, la rende falsa. Anche se si aspira al potere a fin di bene, soprattutto se si aspira al potere a fin di bene. la tentazione del potere è la più diabolica che possa essere tesa all’uomo, se Satana osò proporla perfino a Cristo. Con lui non riuscì, ma riesce coi suoi vicari. E’ una tentazione più perfida di quella dei sensi. infatti vi soccombono anche molti uomini casti”

“Vi sarà sempre qualche cristiano che prenderà Cristo sul serio”

“Non lasciate avvelenare il vostro cuore dall’odio verso i falsi cristiani che ci perseguitano. Quei disgraziati che fanno commercio di Cristo, meritano soltanto la nostra pietà. Malgrado l’oro che essi ammucchiano, sono dei poveretti da commiserare. Malgrado le armi, la servitù in livrea, le vesti di seta, il cerimoniale faraonico di cui si attorniano, quelli di essi che vi trovano piacere, sono degli incoscienti, gli altri, degli infelici.”

“Come sarebbe possibile sopportare la solitudine senza la fede nella comunicazione delle anime?”

“Chi confida nel Signore è come il monte Sion; niente lo scuote, egli è stabile per sempre”

“Il destino di certi santi, da vivi, è tra i misteri più oscuri della Chiesa”

Elogio dei giudici – Calamandrei

“Proprio per questo dovrebbero essere i giudici i più strenui difensori dell’avvocatura: poichè solo là dove gli avvocati sono indipendenti, i giudici possono essere imparziali; solo là dove gli avvocati sono rispettati, sono onorati i giudici; e dove si scredita l’avvocatura, colpita per prima è la dignità dei magistrati, e resa assai più difficile ed angosciosa la loro missione di giustizia”

“Quando hai accettato una causa che ti par buona, mettiti fervidamente al lavoro colla sicurezza che chi ha fede nella giustizia riesce in ogni caso, anche a dispetto degli astrologi, a far cambiare il corso delle stelle”

“Per trovar la giustizia bisogna esserle fedeli: essa, come tutte le divinità, si manifesta soltanto a chi ci crede”

“Questi sono i giorni di festa dell’avvocato: quando si accorge che, contro ogni espediente dell’arte o dell’intrigo, più vale, modestamente e oscuramente, l’aver ragione”

“Habent sua sidera lites”

“L’avvocato, il quale fino dal primo colloquio garantisce al cliente l’esito vittorioso della causa, piò darsi che sia un abile mestierante, ma non certo un grande scienziato. Somiglia piuttosto al giocoliere che garantisce di saper indovinare la carta che uscirà dal mazzo; qui la scienza non c’entra: èsolo destrezza di mano”

“La nobile passione dell’avvocato dev’essere in ogni caso consapevole e ragionante: avere i nervi così solidi da saper rispondere alla offesa con un sorriso amabile, e da ringraziare con un garbato inchino il presidente burbanzoso che ti toglie la parola”

“L’avvocato farà bene, se gli sta a cuore la sua causa, a non darsi l’aria di insegnare ai giudici quel diritto, di cui la buona creanza impone di considerarli maestri”

“L’avvocato che nel difendere una causa entra in aperta polemica col giudice, commette la stessa imperdonabile imprudenza dell’esaminando che durante la prova si prende a parole coll’esaminatore”

“La toga, uguale per tutti, riduce chi la indossa ad essere, a difesa del diritto un avvocato: come chi siede al banco del tribunale è un giudice, senz’aggiunta di nomi o titoli”

“Ottimo è quell’avvocato di cui il giudice, finita la discussione, non ricorda nè i gesti, nè la faccia, nè il nome: ma ricorda esattamente gli argomenti che, usciti da quella toga senza nome, faranno vincer la causa al cliente”

“L’avvocato deve sapere in modo così discreto suggerire al giudice gli argomenti per dargli ragione, da lasciarlo nella convinzione di averli trovati da sè”

“Da quarant’anni faccio l’avvocato…e ogni volta che devo discutere ringiovanisco: perchè prima di cominciare provo allo stomaco quello struggimento che provavo da studente prima di entrare nella stanza dell’esame, e poi, appena ho cominciato, quella specie di eccitazione inebriante che anche allora provavo dinanzi agli esaminatori”

“Per intendersi tra persone ragionevoli, bisogna essere disposti anche a sorridere: con un sorriso si risparmiano tanti discorsi inutili”

“Advocati nascuntur, iudices fiunt”

“L’avvocato che si lagna di non essere capito dal giudice, biasima non il giudice, ma sè stesso. Il giudice non ha il dovere di capire: è l’avvocato che ha il dovere di farsi capire. Tra i due, quello che sta a sedere, in attesa, è il giudice: chi sta in piedi, e deve muoversi e avvicinarsi, anche spiritualmente, è l’avvocato”

“All’avvocato, quando tratta col giudice, non disdice l’umiltà: che non è nè viltà nèpiaggeria di fronte all’uomo, ma reverenza civica all’altezza della funzione”

“La più grande sciagura che può capitare a un avvocato è quella di avere come cliente un magistrato, che si rivolga a lui per essere difeso in una causa propria”

“E’ sempre incomodo per il difensore imbattersi in un cliente che si vanta di conoscere i codici, come per il medico è particolarmente affaticante il malato che sull’enciclopedia ha studiato da sè i sintomi prima di farsi visitare”

“Ricordati che la brevità e la chiarezza sono le due doti che il giudice più ama nel discorso dell’avvocato”

“Quando un avvocato parla poco, il giudice, anche se non capisce quello che dice, capisce che ha ragione”

“Avvocato sommo è colui che riesce a parlare in udienza colla stessa semplicità e la stessa schiettezza con cui parlerebbe al giudice incontrato per via: colui che, quando veste la toga, riesce a dare al giudice l’impressione che può fidarsene come se fosse fuori di udienza”

“La brevità delle difese scritte e orali è forse il mezzo più sicuro per vincer le cause”

“C’è il semplice avvocato (advocatus merus di Linneo), di solito molto giovane, che è quello che sgobba in biblioteca a far le ricerche di dottrina e giurisprudenza, a scriver le comparse e a preparare lo schema della difesa orale; c’è l’avvocato di corridoio (advocatus explorator seu commendator) che, quando le aule sono chiuse, si aggira come un’ombra per gli ambulacri e le anticamere, in cerca di utili contatti; e c’è l’avvocato di cerimonia (advocatus ad pompam, seu luminar fori) al quale è riservata la funzione, finale e meramente decorativa, di ripetere oralmente in udienza gli argomenti scritti nelle comparse del semplice avvocato, suo collega di difesa”

“La difesa di ogni avvocato è costituita da un sistema di pieni e di vuoti: fatti messi in rilievo perchè favorevoli, fatti lasciati nell’ombra perchè contrari alla tesi difensionale”

“Certi clienti vanno dall’avvocato a confidargli i loro mali, nell’illusione che, col contagiarne lui, essi ne rimarranno subito guariti: e ne escono sorridenti e leggeri, convinti di aver riconquistato il diritto di dormire tranquilli dal momento che hanno trovato che si è assunto l’obbligo professionale di passare le sue notti agitate per conto loro”

“Alla fine di un giorno ozioso, in cui nessun cliente era venuto a bussare alla sua porta, l’avvocato uscì dal suo studio fregandosi le mani con aria felice, e disse: Buona giornata: nessuno è venuto a chiedermi di anticipargli le spese”

“Il rinvio, simbolo della vita italiana: non fare mai oggi quello che potresti fare domani. Tutti i difetti e forse tutte le virtù del costume italiano si riassumono nella istituzione del rinvio: ripensarci, non compromettersi, rimandare la scelta; tenere il piede in due staffe, il doppio giuoco, il tempo rimedia a tutto, tira a campà”

“Ex facto oritur ius”

“Video meliora proboque, deteriora sequor”

“L’interpretazione delle leggi lascia al giudice un certo margine di scelta: entro questo margine chi comanda non è la legge inesorabile, ma il mutevole cuore del giudice”

“Ogni popolo, si potrebbe dire, ha la magistratura che si merita”

“La pigrizia porta ad adagiarsi nell’abitudine, che vuol dire intorpedimento della curiosità critica e sclerosi della umana sensibilità”

“Essere fiero senza arrivare a essere orgoglioso, e insieme umile senza essere servile”

“Il giudice che si abitua a rendere giustizia è come il sacerdote che si abitua a dire messa”

“Il cliente, quando mi capita per la prima volta nello studio, è, per definizione, un seccatore”

“Gli avvocati non possono permettersi il lusso di essere malati: altro che medicine!! Qui ci sono in giuoco gli interessi dei clienti, e i termini che scadono!”

“Non era nè un eroe nè un santo: era semplicemente un avvocato”

La storia – Morante

“Come già tutti i secoli e i millennii che l’hanno preceduto sulla terra, anche il nuovo secolo si regola sul noto principio immobile della dinamica storica: agli uni il potere, e agli altri la servitù”

“Non frequentava nessuna taverna, e anche a casa evitava di bere eccessivamente, per riguardo a Nora; ma in qualche suo nascondiglio doveva ancora saziare la sua sete di alcool, diventata morbosda. Capitava tutti i giorni, a qualche cittadino di Cosenza, d’incontrarlo per le vie che andava zoppicando nel suo mantellaccio, sempre solo, con l’occhio dell’ubriaco, e ogni tanto barcollava e s’appoggiava al muro. Fu ucciso da una cirrosi del fegato, nel 1936″

“Ida non osava mai pronunciare la parola cancro, che a lei evocava una forma fantastica, sacrale e innominabile, come ai selvaggi le presenze di certi demonii. Al suo posto usava la definizione malattia del secolo, imparata nel quartiere”

E’ noto che un tale sentimento lavora dentro le sue vittime con la ferocia di un roditore incessante, e spesso le ricompensa coi sogni. Mussolini e Hitler, a loro modo, erano due sognatori; ma qui si manifesta la loro diversità nativa. La visione onirica del duce italiano (rispondente a una sua voglia materiale di vita) era un festival da commedia, dove fra labari e trionfi lui, vassalluccio d’intrallazzo, recitava la parte di certi antichi vassalli beatificati i cesari, gli augusti…) sopra una folla vivente umiliata al rango di fantoccio. Mentre invece l’altro (impestato da un vizio monotono di necrofilia e laidi terrori) era succube semi-conscio di un sogno tuttora informe, dove ogni creatura vivente (incluso lui stesso) era oggetto di strazio e degradata fino alla putrefazione. E dove all’ultimo – nel Grande Finale – Tutte le popolazioni terrestri (compresa quella germanica) si sfacevano in ammassi scomposti di cadaveri”

“Con te per sempre finch’io viva e più in là”

“Per tutta la mia vita. E’ una frase di figura, da usarsi per l’effetto; ma logicamente non vale, giacchè nessuno può credere davvero di conservare un ricordo per tutta l’indescrivibile eternità che è la vita”

“Infatti nessuna immaginazione viva potrebbe, coi propri mezzi, raffigurarsi i mostri aberranti e complicati prodotti dal suo contrario: ossia dalla mancanza totale d’immaginazione, che è propria di certi meccanismi mortuari”

“Non c’era altro riparo che indietreggiare di fronte all’impossibile, lasciando agire il destino”

“In quel tempo di carestia, pure i prodighi diventavano avari”

“Il mondo puzza!! Adesso lo scopri?”

“Se il prezzo è tradire l’idea, lo scopo è già fallito in partenza”

“Fu allora che Useppe imparò a passare il tempo pensando. Si metteva i due pugni sulla fronte, e cominciava a pensare. A che cosa pensasse, non è dato saperlo; e si trattava, probabilmente, di futilità imponderabili. Ma è un fatto che, mentre lui stava così a pensare, il tempo comune degli altri per lui si riduceva quasi a zero”

“Per quella particolare superbia aristocratica che i gatti conservano pure decaduti, annusò l’offerta e, senza degnarsi di assaggiarla, se ne andò a coda ritta”

“Il Potere, spiegava a Santina, è degradante per chi lo subisce, per chi lo esercita e per chi lo amministra! Il Potere è la lebbra del mondo! E la faccia umana, che guarda in alto e dovrebbe rispecchiare lo splendore dei cieli, tutte le facce umane invece dalla prima all’ultima sono deturpate da una simile fisionomia lebbrosa!”

“Ma il freddo e l’acqua diaccia che procurano i geloni, la canicola che affatica e fa sudare, l’ospedale e la prigione, la guerra e i coprifuochi; gli alleati che pagano bene e il magnaccia giovane che la mena e le piglia tutti i guadagni; e questo bel ragazzo che si sbronza volentieri e parla e si sbraccia e dà calci: e nel letto la massacra, però è bravo, giacchè poi le riversa ogni volta fino agli ultimi soldi delle sue tasche; tutti i beni e tutti i mali: la fame che fa cadere i denti, la bruttezza, lo sfruttamento, la ricchezza e la povertà, l’ignoranza e la stupidità…per Santina non sono nè giustizia nè ingiustizia.  Sono semplici necessità infallibili, delle quali non è data ragione. Essa le accetta perchè succedono, e le subisce senza nessun sospetto, come una conseguenza naturale dell’esser nati”

“Circa una settimana più tardi, la resa totale della Germania concludeva, dopo sei anni di strage, la guerra-lampo in Europa. La visione del sognatore Mussolini (se stesso incoronato trionfatore supremo in groppa a un cavallo bianco) era svanita in fumo; ma quella del sognatore Hitler, invece, s’era avverata su un grandissimo spazio. Territori, città e paesi del nuovo ordine ridotti a campo di scheletri, maceria e carnaio. E più di cinquantamilioni di morti contronatura: fra i quali lui stesso, il fuhrer e il duce italiano che si era appaiato a lui, come, nei circhi, il clown s’appaia con l’augusto. I loro piccoli corpi erano mangiati dalla terra come quelli dei giudei, dei comunisti e dei banditi…”

“Quando capitava di veder passare qualcuno di questi reduci, era facile che i presenti lo riconoscessero a prima vista, indicandoselo l’un l’altro: “é un giudio”. Per il loro poso irrisorio e il loro strano aspetto, la gente li guardava come fossero scherzi di natura. Anche quelli di statura alta, sembravano piccoli, e camminavano piegati, con un passo lungo e meccanico, come fantocci. Al posto delle guance, tenevano due buchi, molti di loor non avevano quasi più denti e, sulle teste rase, da poco aveva preso a ricrescergli una peluria piumosa, simile a quella delle creature. Gli orecchi sporgevano dalle loro teste macilente, e nei loro occhi infossati, neri o marrone, non parevano rispecchiarsi le immagini presenti d’intorno, ma una qualche ridda di figure allucinatorie, come una lanterna magica di forme assurde girante in perpetuo. E’ curioso come certi occhi serbino visibilmente l’ombra di chi sa quali immagini, già impresse, chi sa quando e dove, nella rètina, a modo di una scrittura incancellabile che gli altri non sanno leggere – e spesso non vogliono. Quest’ultimo era il caso per i giudii. Presto essi impararono che nessuno voleva ascoltare i loro racconti: c’era chi se ne distraeva fin dal principio, e chi li interrompeva prontamente con un pretesto, o chi addirittura li scansava ridacchiando, quasi a dirgli: “fratello, ti compatisco, ma in questo momento ho altro da fare”: Difatti i racconti dei giudii non somigliavano a quelli dei capitani di nave, o di Ulisse l’eroe di ritorno alla sua reggia. Erano figure spettrali come i numeri negativi, al di sotto di ogni veduta naturale, e impossibili perfino alla comune simpatia. La gente voleva rimuoverli dalle proprie giornate come dalle famiglie normali si rimuove la presenza dei pazzi, o dei morti. E così, assieme alle figure illegibili brulicanti nelle loro orbite nere, molte voci accompagnavano le solite passeggiatine dei giudii, riecheggiando enormi dentro i loro cervelli in una fuga a spirale, al di sotto della soglia comune dell’udibile”

“Il vino per lui non era mai stato un vizio, ma un piacere. oltre al gusto del sapore, e al pretesto per trovarsi in compagnia, il vino gli aveva fornito delle vere soddisfazioni di amor proprio, rendendolo vivace, chiaccherone e addirittura eloquente; e, in più, dandogli il vanto della resistenza, giacchè ne poteva bere in quantità, senza ubriacarsi”

“Qui dentro, gli uomini (ce n’erano delle centinaia) non si potevano nemmeno contare a anime, come usava ancora ai tempi della gleba. Al servizio delle macchine, le quali, coi propri corpi eccessivi, sequestravano e quasi ingoiavano i loro piccoli corpi, essi si riducevano a frammenti di una materia a buon mercato, che si distingueva dal ferrame del macchinario solo per la sua povera fragilità e capacità di soffrire. L’organismo frenetivo e ferreo che li asserviva, non meno che lo stesso fine diretto della funzione loro propria, per essi restava un enigma senza senso. A loro, infatti, non si davano spiegazioni, e loro stessi, d0altra parte, non ne chiedevano, sapendole inutili. Anzi, per il massimo rendimento materiale (che era tutto quanto a loro si domandava, imponendosi come un patto di vita-morte) la loro unica difesa era l’ottusità, fino a inebetirsi. La loro legge quotidiana era la necessità estrema della sopravvivenza. E loro portavano nel mondo il loro corpo come un marchio di questa legge incondizionata, che nega spazio perfino agli istinti animali del piacere, e tanto più alle domande umane”

“L’umanità, per propria natura, tende a darsi una spiegazione del mondo, nel quale è nata. E questa è la sua distinzione dalle altre specie. ogni individuo, pure il meno intelligente e l’infimo dei paria, fino da bambino si dà una qualche spiegazione del mondo. E in quella si adatta a vivere. E senza di quella cadrebbe nella pazzia”

“Tu sei troppo carino per questo mondo, non sei di qua. Come si dice: la felicità non è di questo mondo”

“…non posso più dividere il mondo in bianchi e neri, fascisti e comunicsti, ricchi e poveri, tedeschi e americani…questa farsaccia porno…porno…lurida…lurida è da troppo che dura…basta!…io…ne…sono…stufo”

“La conoscenza è l’onore dell’uomo”

La lunga vita di Marianna Ucrìa – Dacia Maraini

“La mano che dipinge ha istinti ladroneschi, ruba al cielo per regalare alla memoria degli uomini, finge l’eternità e di questa finzione si bea, quasi avesse creato un suo ordine più stabile e intimamente più vero. Ma non è un sacrilegio, non è un abuso imperdonabile nei riguardi della fiducia divina?”

“Il tempo è il segreto che Dio cela agli uomini. E di questo segreto si campa ogni giorno miseramente”

“L’autodafè significa rogo, piazza Marina e la folla delle grandi occasioni: le autorità, le guardie, i venditori d’acqua e zammù, di polpi bolliti, di caramelle e di fichi d’India; l’odore di sudore, di fiati marci, di piedi inzaccherati, nonchè l’eccitazione che monta, si fa carnosa, visibile, e tutti aspettano mangiando e chiaccherando quel colpo di rasoio al ventre che porta pena e delizia”

“La vede salire a uno ad uno i gradini di legno del patibolo. I piedi scalzi, le mani legate dietro la schiena, la faccia contratta in una smorfia bizzarra quasi che quell’orrore fosse l’ultimo suggello di una sua decisione di pace…il boia ora li lega ai pali sopra una pila di ciocchi tagliati con l’accetta. Due assistenti con le torce accese si avvicinano ai legni ammucchiati. La fiamma non si attacca subito ai rametti di sambuco e alle canne spezzate che qualcuno ha raccolto e legato col salice per facilitare l’accensione. Del vapore bianco sbuffa sulle facce dei primi spettatori. Suor Palmira sente salire l’odore aspro delle fascine e la paura le contrae i muscoli del ventre, un rivolo di orina le scorre lungo le cosce. Eppure il martirio è appena cominciato. Come farà a resistere fino alla fine? Il segreto è il consenso, Palmira mia, non irrigidirsi e resistere, ma raccogliere nel proprio grembo quei brandelli di fuoco come se fosse un incenso e rivolgere verso che guarda un occhio di pietà. Sono loro che soffrono, non tu. Quando delle mani sbrigative si alzano sulla sua testa e le impiastricciano i capelli di pece, suo Palmira rivolge uno sguardo d’amore verso i torturatori. Essi ora avvicinano, con serietà esaltata, una torcia accesa verso quei capelli imbrattati e la testa della donna si accende e fiammeggia come una corona splendente. E il pubblico applaude”

“Le parole vengono raccolte dagli occhi come grappoli di una vigna sospesa, vengono spremuti dal pensiero che gira come una ruota di mulino e poi, in forma liquida si spargono e scorrono felici per le vene. E’ questa la divina vendemmia della letteratura? Trepidare con personaggi che corrono tra le pagine, bere il succo del pensiero altrui, provare l’ebrezza rimandata di un piacere che appartiene ad altri. Esaltare i propri sensi attraverso lo spettacolo sempre ripetuto dell’amore in rappresentazione, non è amore anche questo? Che importanza ha che quest’amore non sia mai stato vissuto faccia a faccia direttamente? assistere agli abbracci di corpi estranei, ma quanto vicini e noti per via di lettura, non è come viverlo quell’abbraccio, con un privilegio in più, di rimanere padroni di sè?”

“Uscire da un libro è come uscire dal meglio di sè. Passare dagli archi soffici e ariosi della mente alle goffagini di un corpo accattone sempre in cerca di qualcosa è comunque una resa. “

“Marianna estrae dal cesto dei salumi, dei sacchetti di riso, dello zucchero e appoggia ogni cosa sulla mensa con gesti bruschi. A ogni regalo che offre si sente più ridicola, più oscena. L’oscenità del beneficare che pretende dall’altro l’immediata gratitudine. L’oscenità di una coscienza che si appaga della sua prodigalità e chiede al Signore un posto in paradiso”

“Il principio della corruzione non sta proprio in questo dare che seduce chi riceve? il signore coltiva l’avidità del suo dipendente, adulandola e saziandola, non solo per farsi bello coi guardiani del cielo ma anche perchè sa benissimo che l’altro si abbasserà ai suoi stessi occhi accettando quel regalo che pretende gratitudine e fedeltà”

“La fretta è dei giovani che non conoscono le delizie dell’attesa, la volontà di un prolungamento che avvolge la resa di odori profondi e prelibati”

“Forse siamo alla fine di un ciclo poichè la natura degli uomini è prima cruda, poi diventa severa e quindi benigna, appresso delicata e finalmente dissoluta. L’ultima età, se non è regolata, si dissolve nel vizio e la nuova barbarie porta gli uomini a istrapazzar le cose”

Ho ucciso Giovanni Falcone – Lodato, confessioni di Brusca

“Purtroppo per parlare di mafia ci vogliono certi morti; altrimenti l’argomento non interessa a nessuno”

“Ho ucciso Giovanni Falcone. Ma non era la mia prima volta: avevo già adoperato l’auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. SOno responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito, e quindici quando fu ammazzato. Ho commesso e ordinato personalmente oltre cenqocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento. Ho strangolato parecchie persone. ho sciolto i cadaveri nell0acido muriatico. E, prima di farlo, molti li ho carbonizzati su graticole costruite apposta….sono un criminale che è stato fermato in tempo: al punto in cui erano giunte le cose, non avrei esitato di fronte a niente e nessuno pur di tenere ancora in piedi la nostra organizzazione. Ma sono anche un criminale che è stato fermato con molto riatardo. Mi chiamo Giovanni Brusca”

“Loro sanno come ragiona un mafioso: lo possono massacrare ma lui sta zitto”

“Mi raccontavano in famiglia che quando Cosa Nostra decise di stroncare il banditismo, aveva (il padre) partecipato all’eliminazione dei membri della banda Giuliano che non erano disposti ad accettare le nuove condizioni”

“C’era un tavola rotonda enorme; al centro, una pistola, un pugnale e un’immagine sacra, una santina. Gli uomini d’onore e Riina erano seduti tutt’intorno…Qualcuno mi prese il dito e me lo punse con l’ago. Mi fecerp uscire un pò di sangue e così macchiarono la santina. A quel punto Riina le diede fuoco. E mi fece tenere la santina fra le mani mettendo le sue sopra le mie, a coppa. Le mani cominciarono a bruciare. Volevo buttare la santina, ma lui non me lo permise. E intanto diceva <Se tradisci Cosa Nostra, le tue carni bruceranno come brucia questa santina>. Erano le famose parole di rito. Sono i principi ai quali un vero uomo d’onore dovrebbe essere fedele: non toccare mai la donna di un altro uomo d’onore; ci vuole la presenza di una terza persona per essere presentati a un altro affiliato; prima di allontanarti dal tuo territorio devi sempre avvertire il tuo capo mandamento; non fare mai nulla di propria iniziativa; essere sempre pronto, sempre a disposizione; se si finisce in carcere non bisogna preoccuparsi perchè Cosa Nostra si prenderà cura di te e dei tuoi familiari, eccetera eccetera. Il pugnale e la pistola poggiati sul tavolo sono ovviamente simboli di morte. La morte violenta che potrebbe toccare all’affiliato in caso di rottura delle regole”

“Bussavo a qualsiasi porta e si apriva”

“Ci sono molte leggende che non corrispondono ai fatti. Per esempio, molti vogliono restare legati alla visione di una vecchia mafia che non ricorreva agli omicidi, se non in casi eccezionali, che non metteva a segno grandi delitti, che non trafficava in droga, che rispettava sino in fondo tutte le regole. Una mafia che rimaneva fedele al vecchio schema, mettendosi al servizio dei deboli. Anche io ho creduto a  lungo all’esistenza di questa mafia. Quand’ero bambino, certo. Ma se dicessi di averla conosciuta e di averne fatto parte direi una bugia. Crescendo, questa mafia, ai miei occhi, diventa sempre più un ricordo”

“Cominciamo col dire che le vite sentimentali anormali sono condannate: il mafioso che lascia la moglie rompe una regola. Passa subito dalla parte del torto agli occhi dell’organizzazione, sbaglia, si mette fuori, esce dal seminato. E non c’è giustificazione che tenga”

“Spesso vedevamo che questo o quell’avvocato non andavano contro questo o quel magistrato per quieto vivere. Non davano l’impulso che noi ci aspettavamo, e ci chiedevano sempre soldi, soldi, soldi. In quei momenti andavamo facilmente all’idea di ammazzarne qualcuno, ma ci controllavamo perchè non c’erano precedenti di questo tipo. Nè volevamo che si diffondesse il panico all’interno di una categoria dalla quale dipende moltissimo la vita dei detenuti”

“La segretezza è la prima vera natura del mafioso siciliano”

“Un giorno (negli USA) alla televisione c’era qualcuno che proclamava: contro il crimine organizzato faremo questo e faremo quello. Io ridevo e sfottevo lo speaker. Frank ribattè <Giovanni sbagli. In America è diverso. Quando in America un uomo politico dice farò queste cose, significa che ha veramente intenzione di farle. Non è come in Italia che quando un politico dice faremo così e così, significa che farà esattamente il contrario>. Anche questa, per me, fu una lezione”

“Non ho mai avuto modo di conoscere il dottor Falcone. Il mio risentimento nei suoi confronti era identico a quello di tutti gli affiliati a Cosa Nostra: era il primo magistrato, dopo Rocco Chinnici, che era riuscito a metterci seriamente in difficoltà, quello che aveva inaugurato la pagina del pentitismo, che aveva istruito, anche se non da solo, il primo maxi processo contro di noi. Era riuscito a entrare dentro Cosa Nostra, sia perchè ne capiva le logiche, sia perchè aveva trovato le chiavi giuste. Lo odiavamo, lo abbiamo sempre odiato. Non avrebbe molto senso, col senno di poi, attenuare la portata della nostra avversione nei suoi confronti”

“Onestamente sono rimasto scioccato anch’io (dopo la strage di capaci)”

“Cosa farà Riina? Conoscendolo benissimo credo che non si pentirà mai, perchè ha orgoglio da vendere….C’è da dire che se dovesse pentirsi e buttare fuori il grosso dei suoi segreti, bene che vada, lo prendono e lo buttano nella spazzatura. Se gli va male o lo dichiarano pazzo o lo ammazzano. Non c’è bisogno di dire quanto siano pesanti i suoi segreti”

“Ma una regola di Cosa Nostra è che i boss, fuori dalla Sicilia, sono liberi di prendere le decisioni che vogliono”

“Non l’ho mai nascosto: ho torturato persone per farle parlare, ho strangolato sia chi rendeva la confessione sia chi restava muto, ho sciolto i corpi nell’acido, ho arrostito cadaveri nelle graticole, ho seppellito i resti scavanfo fosse con macchine meccaniche. Ci sono pentiti che, adesso, dicono che provavano schifo per quello che facevano. Posso parlare per me: non mi sono mai impressionato di questi aspetti della mia attività”

“In ogni caso forza della mafia e debolezza dello stato sono complementari. Come è vero il contrario”

“Il giornalista che scava, che tira fuori le notizie che il magistrato magari si terrebbe nel cassetto, non è gradito. E lui (D’Anna) nel suo mestiere era coraggioso. Questo ci dava fastidio”

“Non è piacevole ammettere una sconfitta, doversi rendere conto che il nemico che si è combattutto per una vita intera, alla fine, risulta più forte. Se negli ultimi vent’anni lo Stato non fosse riuscito a mettere a segno dei colpi significativi, Cosa Nostra non avrebbe conosciuto il fenomeno del pentitismo”

“Ci vuole molto più coraggio a collaborare che a sparare”

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